Visualizzazione post con etichetta cultura informatica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura informatica. Mostra tutti i post

martedì 11 marzo 2008

Informatica e Kant

Scriveva nel giurassico anno 1987, nella rivista Sistemi e Automazione, l'ing. Gianfranco Secchi che operava presso la Direzione Programmi di Informatica di IBM Italia.

Il lavoro che svolgo consistente nell'intrattenere pressochè ininterrottamente i più disparati uditori su questioni informatiche, mi porta a trovarmi tra le mani riviste specializzate su Sistemi e Automazione.
Le apro e le richiudo subito, inorridito. Ma è possibile, mi domando, che, abbandonato il campo De Crescenzo, sia rimasto solo io a scrivere di calcolatori senza annoiare a morte?
E' possibile che questo informatico, che, per il suo campo di interesse dovrebbe essere l'uomo del futuro, l'uomo di un mondo più evoluto ed intelligente, tale mondo ci rappresenti, quando scrive, come il regno dell'arido, del difficile, del pedante, del prezioso? E sono tutti così gli informatici?

Questo uomo informatico va formato o meglio "riformato". Un'intensa, abbondante pressante formazione [tecnica], lui, l'ha già avuta.
Eppure, questo, è avvenuto: quando lo senti parlare, segui i suoi ragionamenti, esplori le sue motivazioni, non puoi non percepire la presenza di una particolare filosofia, di un particolare modo di essere. Un'entusiasmo lo inonda al considerare i risultati e i servizi. La razionalizzazione diventa l'unico modo di procedere, di pensare, di essere. Ma attenzione, la "ragione" che sta alla radice di quella razionalizzazione non è quella kantiana, che include moralità, gusto, anche fede, è invece quella del calcolatore, cioè quella che tutti i ragionamenti traduce in algoritmo, numero, operazione aritmetica.
Quest'effetto non è buono: è l'inizio di un percorso al cui termine c'è la minaccia della fantascienza, la macchina che domina l'uomo, avendo costui perso quei valori, suoi propri, che gli permettevano, di distinguersi da essa e di dominarla.

Troppo spazio prenderebbe riportare per esteso tutto l'articolo.
Alcuni commenti.
Si capisce che quando sono state scritte queste parole, il fenomeno internet era irrilevante e sconosciuto l'effetto che avrebbe avuto negli anni successivi.
Si nota anche il procedimento "batch" dell'autore che ha passato la sua vita con i mitici mainfame IBM. Quelli che hanno fatto la storia, quando si lavorava sul singolo bit e si avvertiva con forza il pericolo/tentazione di estendere alla vita sociale lo stesso principio on-off.
Oggi sarebbe difficile, nell'era www, inquadrare così i pericoli del calcolatore sulla formazione umana, eppure apprezzo ancora l'approccio che puntava a demitizzare il dio-computere qualche rifleessione si può ancora fare.
Simpatico l'accenno al collega poi divenuto scrittore famoso.

martedì 19 dicembre 2006

Informatica del dialogo

L'informatica per definizione etimologica è la scienza dell'informazione automatica; è la scienza che veicola le informazioni.

Informazione: etim. da informare, dare forma. L'informazione è un concetto astratto, che viene comunemente identificato con il significato di un messaggio. Il messaggio tuttavia ha il solo compito di convogliare e rappresentare l'informazione.
Nella Teoria dell'Informazione per informazione si intende tutto ciò che contribuisce ad eliminare incertezza. Infatti, se una sorgente di messaggi inviasse senza scelta e ripetutamente un solo simbolo, la quantità di informazione ricevuta a destinazione sarebbe nulla, poichè non ci sarebbe alcuna incertezza nel prevedere un simbolo e il successivo. L'assenza di differenze tra simboli, e quindi l'assenza di una struttura, determina l'assenza di informazione.


Una informazione porta con sè una comunicazione: è qualcosa che stabilisce un ponte di influenza fra due parti, qualcosa che porta con sè un dialogo.

Forse farà ridere, ma mi viene in mente il meccanismo di handshaking (riconoscimento) fra due terminali remoti.
Per stabilire un ponte, per avviare la comunicazione, ci vuole una negoziazione, i due potenziali corrispondenti devono riconoscersi e accordarsi su alcuni parametri base.
"Ci sei?"
"Ci sono"
"Comincio a parlare"
"Ti ascolto"...


L'informatica per essere se stessa deve contribuire a stabilire un'unità.
Il dialogo è la via maestra.

Allora ben vengano i blog, i forum, i gruppi, le comunicazioni video e vocali sulla rete; ben venga la libera circolazione delle idee, sono una realtà ben visibile almeno tanto quanto le deformazioni, gli abusi, il degrado della pornografia e la spazzatura di rete...

La storia ci insegna che non esiste il bianco e il nero, ma sia l'uno che l'altro, ed anche tutta la tonalità dei grigi..
Per ogni scoperta, ad ogni nuovo passo, l'uomo non ha mai preso una strada precisa e univoca.
La ruota è servita per costruire carri merci e carri da guerra. La dinamite, per costruire strade e distruggere case. Per non parlare dell'energia nucleare o della genetica...
C'è la guerra tutti i giorni, ma c'è chi dà la vita per la pace ogni giorno.
C'è lo sfruttamento di pochi sui deboli (tanti) ma anche un grande movimento di popoli in favore della solidarietà.
E' così, perchè il confine tra il bene e il male non passa per le cose, ma all'interno dell'uomo, ed ogni uomo è diverso dall'altro.

Ma questo è consolante perchè ci toglie dall'imbarazzo di combattere, come nuovi don Chisciotte, contro i mulini a vento, ci permette di guardarare alle prospettive del futuro in maniera più serena.
Ripetendo una famosa frase di Thilard de Chardin: " ...ne sono cero, poichè il meglio finisce sempre per accadere e l'avvenire è migliore di qualsiasi passato".

Qualcuno di voi penserà: "fra dieci minuti, probabilmente, ci saremo tutti dimenticati delle implicazioni sociali o filosofiche che stanno sotto al ticchettio della tastiera..."

Ma forse non è così, è un dubbio che voglio permettermi.

Non è più bello ancora questo potersi ogni giorno interrogare, poter correggere la propria rotta, a volte ricominciare da capo?
In fondo è per questo che ci sentiamo uomini e non macchine.

sabato 16 dicembre 2006

La formazione

Arrivo ad un punto chiave del mio discorso. La breve e incompleta storia del computer e gli aneddoti servivano per arrivare a parlare di Formazione.
Da quello che ho scritto finora dovrebbe essere chiara la differenza fra due termini, solo in apparenza, sinonimi uno dell'altro:
Addestramento e Formazione.
Nel dizionario trovo alle voci,

Addestramento:
preparazione per rendere abile, capace, esperto qualcuno in qualcosa; l'insieme degli esercizi necessari per divenire abile, esperto.
Formazione:
atto, processo, modo, effetto del formare, del formarsi; plasmare qualcuno intellettualmente o moralmente; addestrarlo in modo che sia idoneo a certe funzioni o attività.

Direi che non chiarisce del tutto. L'unico indizio è l'uso della parola 'plasmare' utilizzata per definire il verbo 'formare'.

Ma io voglio allargare il solco.
Se Addestramento significa, in definitiva "come si fa", vorrei associare all'altro termine il significato di "perchè si fa".
Vorrei, in altre parole, che Formazione facesse rima con Cultura.
Non le nozioni, ma l'insieme dei valori su cui basare il proprio operare. La coscienza delle possibilità e dei pericoli legati alla sfera dell'informatica, del computer.
Non tanto quelli fumettistici (la macchina che domina l'uomo), ma quelli derivanti da un uso senza attenzione e sensibilità di questi strumenti. Uso che può rendere l'uomo debole e indifeso psicologicamente (vedi episodi che ho citato nelle puntate precedenti).
Occorre avere coscienza degli impatti psicologici e sociali.

E Voila, servito il mio concettto di Cultura Informatica. Niente di retrò, niente nostalgia per un mondo che non c'è più, niente attaccamento alle tradizioni.
Come direi nel mio Blog "Come si cambia", consapevolezza del cambiare.

Nella prossima puntata vorrei presentare il professor Computer come emerge dalla lettura di Gianfranco Secchi, un ex-IBM che fu il primo capocentro italiano di questa storica azienda.

venerdì 15 dicembre 2006

Fra l'incudine e il martello

Anche l'aneddotto che sto per raccontare è datato di una quindicina d'anni.
Lo ripropongo in chiave critica. Quando l'ho scritto volevo introdurre il concetto di cultura informatica.
Anche se sono passati tanti anni, il discorso mi sembra ancora valido e per questo motivo lo ripropongo. E' chiaro che nel frattempo c'è stato di mezzo internet...

Non si può dire che una volta c'era la cultura informatica ed oggi non c'è più; allora come oggi il motore di ogni evoluzione tecnologica è il profitto; era così nell fase pionieristica dell'infromatica ed è così oggi. Di diverso è solo il numero di persone coinvolte nell'affare.

Qualche giorno fa un ragazzo con l'hobby del computer, mi ha detto pressappoco così:
"Voi specialisti dell'informatica siete egoisti. Avete un bel dire che non c'è futuro per chi non conosce questa materia, ma intanto non scendete dalla cattedra e vi gongolate con il vostro linguaggio incomprensibile"

Ma ve lo immaginate oggi un dialogo così? Un "ragazzo con l'hobby del computer" oggi conosce tecniche così specializzate che può tranquillamente insegnarle a me. Oggi è il "ragazzo con l'hobby del computer" che utilizza un linguaggio incomprensibile anche per me che sono nel mestiere da ventisette anni.


Detto questo, il problema di fondo rimane: Le riviste specializzate si sono moltiplicate, nelle librerie ci sono interi reparti per soddisfare la sete di informatica dei potenziali lettori, corsi teorici, interattivi, sperimentali, in aula o autodidattici sono disponibili anche per la terza età. Le informazioni on-line raggiungibili sono inesauribili, qualunque sia la tecnologia che si desideri approfondire. Ma informazione, diffusione di conoscenze e istruzioni per l'uso sono cultura informatica?

Fra l'incudine e il martello
Io sono, e sono stato responsabile dei servizi informatici di varie società private.
Da un bel po' di anni mi sento a metà strada fra i produttori di macchine e di programmi e l'utilizzatore finale di questi prodotti.
Io, sono dalla parte di chi deve diffondere, nell'azienda, questi strumenti, avendo come obiettivo: far crescere l'efficenza, la produttività, razionalizzare.
Per poter far questo devo 'capire' i miei colleghi, le loro richieste, ma anche sollecitarli perchè non ci sono richieste se non si conosce, se non si informa, se non si insegna.
Ecco da questo punto di vista sono anch'io dalla parte di chi rischia di lanciare messaggi senza cultura.
D'altra parte per svolgere il mio lavoro devo tenere i contatti con i produttori, i quali mi trasmettono conoscenze, istruzioni, offerte, notizie tecniche e commerciali.
Sono quindi anche dall'altra parte dello steccato, dalla parte di chi, in qualche modo, deve subire quest'assalto consumistico.

Già perchè di questo si tratta, pur senza demonizzare la parola, ma di questo si tratta: i programmi hanno la grafica sempre più efficiente, l'input più amichevole, la configurazione più flessibile.
Complicare la macchina per semplificare l'uso, per vendere di più!
Io intanto continuo a sentirmi fra l'incudine e il martello.