lunedì 24 settembre 2007
Protezione dei dati personali in pericolo
Per esperienza diretta posso dire che la predisposizione del DPS (documento programmatico per la sicurezza), la preparazione e distribuzione delle informative e la raccolta dei consensi sono eccessivamente tortuosi.
La norma attuale potrebbe essere più snella e meno burocratica ma l'obiettivo dovrebbe essere renderla più efficace e realmente assimilabile nella cultura delle aziende.
Sarebbe un segnale imbarazzante svuotarla di significato così come un gruppo trasversale di deputati sta proponendo.
Invito a firmare l'appello in difesa su www.adunanzadigitale.org/privacy/
lunedì 17 settembre 2007
Piantina SdL
Nel mio esempio (ho usato in Excel e naturalmente c'è di meglio allo scopo) per ogni scrivania è indicato cognome dell'utilizzatore, numero di telefono interno, nome del computer. I colori differenziano diverse tipologie di dispositivi.
venerdì 14 settembre 2007
Inventario Hardware
Prima di tutto bisogna elencare la tipologia di hardware da avere sotto controllo.
Se è abbastanza scontato che un reparto ICT debba tracciare desktop, laptop, server, monitor, printer,dispositivi di rete, pbx, scanner, non altrettanto lo è per, cellulari, connect card, fax, fotocopiatrici, fotocamere, telefoni, calcolatrici da tavolo, proiettori, che a volte rientrano sotto la competenza di altri reparti.
Chiarito questo aspetto legato alla Tipologia ricordarsi che la tracciatura dell'inventario ha tipicamente un doppio scopo: uno tecnico e un'altro amministrativo (gestione del cespite). Alcuni responsabili IT tendono a trascurare il secondo dei due.
Infatti, se da una parte avere l'inventario aggiornato permette di valutare il tipo di flotta a disposizione, con valutazioni sulle performance, dall'altra è necessario che ad ogni cespite siano abbinate i riferimenti delle fatture di acquisto per calcolare gli ammortamenti e per aver chiaro, al momento della dismissione per obsolescenza, quale cespiste si sta scaricando.
Per la preparazione dell'inventario dei personal computer, anche senza ricorrere a costosi programmi si trovano "tools" che permettono di eseguire una rilevazione periodica e dettagliata delle caratteristiche di ogni singola macchina. Si tratta in genere di dati "sporchi" che vanno comunque normalizzati e verificati.
I dati da recuperare non sono omogenei per tutte le tipologie di dispositivi, conviene quindi predisporre cartelle separate. Tra parentesi [] il minimo dei dati da raccogliere.
PC [type (SRV, LAP, DESK...), brand, ID workstation, serial number, computer name, model, CPU type, RAM, HD, S.O., user, location]
MONITOR [type (CRT, LCD...), brand, model, serial number, dimension, user, location]
PRINTER [type (LASER, INKJET....), brand, model, serial number, ppm, user, location]
...
e così via per ogni tipo di hardware.
Balza all'occhio che il problema principale dell'aggiornamento è soprattutto legato alla individuazione dell'utilizzatore al in quel momento un particolare hardware. E' facile che, in una fase di risoluzione dei problemi o di ottimizzazione delle risorse, un tecnico sposti un monitor da una postazione all'altra, che una stampante cambi "proprietario" e così via.
Ricordarsi del "documentation day" (vedi post).
martedì 11 settembre 2007
Organigramma
Dovrebbe essere abbastanza facile produrre questo tipo di documentazione, inoltre Power-Point aiuta non poco nella creazione delle dipendenze e dei livelli di staff.
Eppure mi è capitato di vedere strani organigrammi dove compaiono linee di congiunzione tratteggiate, o blocchi senza "padre" o attività che dovrebbero essere in staff che vengono invece rappresentate come dipendenze per non "offendere" qualcuno...
Ho imparato che un organigramma mal disegnato nasconde problemi di inter-relazioni e mancanza di chiarezza organizzativa che prima o poi esplodono.
lunedì 10 settembre 2007
Come costruire una semplice documentazione ICT
In una medio piccola azienda avere una documentazione aggiornata dei sistemi ICT, non è semplice. Non per la complessità dei documenti ma in quanto le risorse del personale sono tutte orientate alla esecuzione delle attività piuttosto che alla registrazione interna.Utilizzando semplici strumenti come MS-Office o Open-Office, si può strutturare un minimo di informazioni utili per ogni occasione e per avere effettivamente una sorta di cruscotto di tutto quello che occorre tenere sotto controllo.
Segue un pragmatico elenco che cercherò in seguito di esplorare punto per punto:
- Organigramma e mansionario del personale ICT
- Descrizione degli standard e delle politiche adottate
- Inventario di tutte le apparecchiature e dei dispositivi Hardware
- Piano/Pianta delle posizioni delle "stazioni di lavoro"
- Overview delle reti locali e geografiche e schemi relativi
- Descrizione delle procedure di backup e restore
- Riepilogo della gestione dei rischi informatici
- Descrizione dei sistemi (servers) utilizzati e servizi configurati (mail, antivirus ecc)
- Schema dei locali tecnici
- Raccolta eventuali SLA da rispettare, relativi ai sistemi e reti
- Overview delle applicazioni
- Raccolta eventuali SLA da rispettare relativi alle applicazioni
- Schemi con i flussi dei processi di business
- Raccolta dei principali output emessi per il mondo esterno
- Inventario delle licenze e del software
- Inventario dei contratti
- Desrizione dell' EDI in uso
- Lista dei fornitori e riferimenti
- Raccolta di istruzioni di lavoro
- Documento programmatico sulla sicurezza e documentazione privacy D.Lgs 613/2003
La difficoltà maggiore è tenere aggiornati i documenti una volta che sono stati redatti.
Qualche volta come nel caso della Privacy è la norma stessa che detta i tempi, negli altri casi, se ricorrere a una procedura di software "help desk" è troppo oneroso dal punto di vista organizzativo o istituire un "ordine di lavoro interno" è troppo burocatico, conviene inventarsi un "Documentation Day" che deve essere però rigorosamente pianificato, al massimo con cadenza bimensile.
mercoledì 22 agosto 2007
La metrica IT e gli specchi
E' necessaria una premessa: non ho letto il libro ma solo qualche articolo di commento e la sua prentazione sul sito dell'autore. Il contenuto del post si concentra sull'aspetto informatico e potrebbe essere non esaustivo o non pienamente coerente.
Per gli ambienti IT fa quasi parte della "normalità" attraversare periodi di transizione! I paradigmi correnti vengono superati e sostituiti da nuovi. Il periodo che stiamo vivendo non fa eccezione.
In questa situazione avere un forte senso di autoconsapevolezza sarebbe fondamentale per influenzare gli altri. Un leader IT deve conoscere il proprio ruolo per poter supportare l'organizzazione e valutare correttamente il valore che l'IT può rappresentare nell'impresa.
Il fatto è che oggi non basta più essere un manager ma appunto bisogna diventare leader, cioè persona capace di influenzare gli altri.
Diversamente il rischio è che il manager IT venga ignorato o saltato e che subisca una crisi di identità.
L'autore ipotizza che ciò possa dipendere dal fatto che nell'IT c'è una mancanza di capacità "metrica" e che ci vorrebbe qualcosa di simile alla scala di Kardashev (1), ma applicata al campo dell' "organizzazione".
Oggi succede che, pur risultando positivi tutti gli indici nei cruscotti aziendali, nella realtà dei fatti, l'organizzazione IT è spesso deficitaria.
I manager IT vorrebbero convincere i loro amministratori aziendali che l'IT influisce sostanzialmente con l' attuale e futura salute dell'impresa. Per riuscirci, ogni responsabile IT dovrebbe avere uno specchio e un righello graduato.
Lo specchio è qualunque cosa che possa fornire una autoconsapevolezza relativamente ai propri bisogni. Lo specchio aiuta infatti a capire chi siamo, cosa vogliamo essere, cosa facciamo, perchè facciamo quello che facciamo.
Il righello corrisponde a qualsiasi strumento che fornisca le metriche di come l'IT sta facendo le cose che fa; e poichè riflette la realtà, è in qualche modo anch'esso uno specchio. Così risolvendo il problema della metrica si risolve anche il problema della identità IT.
La civiltà sulla Terra è, nella scala di Kardashev, al di sotto dei tre tipi di civilizzazione ipotizzati, infatti non è capace di utilizzare, nè tanto meno controllare tutta la potenza disponibile nel pianeta.
Riportando il concetto sull'organizzazione, si potrebbe ipotizzare che una organizzazione di Tipo I è quella in grado di utilizzare tutta la potenza di calcolo e tutta quella intellettuale disponibile in una organizzazione. Lo stato dei fatti odierno è però ben al di sotto di quello primo livello.
(1) Nikolai Kardashev, astronomo. Nel 1964 ha classificato la civiltà in base all'avanzamento tecnologico. E' una classificazione che si basa sulla valutazione di quanto una civiltà sia capace di controllare l'energia. Ma è, come dire, proiettata al futuro remoto perchè tenta di classificare civiltà oggi inimmaginabili.
Tipo I: capacità di controllo totale dell'energia del pianeta, delle condizioni meteorologiche, capacità di prevenire i terremoti. Completatamento dell’esplorazione del sistema solare (possibile step raggiunto fra 100/200 anni).
Tipo II: capacità di controllare l'energia del sole. Cioè estrarre l’energia direttamente dal sole (1K/5K anni).
Tipo III: capacità di controllo di un’intera galassia (100K/500K anni).
Quello che trovo positivo in queste idee è proprio il carattere un po' utopistico.
Magari si potesse rappresentare in una scala lineare quanto avanzata tecnologicamente è una organizzazione!
Purtroppo mi sembra che proprio la scelta di paragonare la situazione attuale su una scala di tipo Kardashev dimostri quanto poco possa aiutare nei prossimi dieci anni questo tipo di approccio e quanto a tentoni proceda il governo della scienza informatica.
martedì 14 agosto 2007
Le parole dell'IT
- Tempo: in qualunque momento
- Spazio: in qualsiasi posto
- Attori: cambiano
- Contesto: globale
- Contenuto: business
IT Governance
- Stiamo facendo le cose giuste?
- Le stiamo facendo nel modo giusto?
- Le stiamo facendo bene?
- Stiamo ottenendo dei risultati?
venerdì 10 agosto 2007
Trattativa cessione CCL (3)
| Orsero: «La flotta resterà nostra» | ||
| parla il numero uno di costa container lines «Vendiamo il marchio, ma rimaniamo armatori. E Hamburg Sud investirà su Genova» | ||
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mercoledì 8 agosto 2007
Trattativa cessione Costa Container Lines
LACOMPAGNIA GENOVESE VICINISSIMA ALLA CESSIONE
Sirene tedesche per Costa Container
Trattativa avviata con Hamburg Süd. Ma
GENOVA. Il contratto non è ancora stato firmato. Ma, secondo quanto risulta al SecoloXIX, lacompagnia di navigazione tedesca Hamburg Süd ha avviato una seria trattativa per l’acquisizione della genovese Costa Container Lines (CCL) controllata dalGF Group della famiglia Orsero.
Le prime indiscrezioni sono confortanti per l’azienda ligure, che rappresenta una valida realtà alla quale già in passato si erano interessati alcuni operatori del settore. Oggi a farsi avanti è una grande società nord europea interessata all’acquisizione anche e soprattutto perché non dispone di una significativa presenza nel Mediterraneo. Un aspetto di rilievo, per il quale l’eventuale acquisizione sarebbe di grande valore aggiunto per entrambe le imprese.
Sulla base quindi di una prospettiva di sviluppo,
Non avendo strutture in Italia, attraverso l’acquisizione di Ccl,
La cessione non è stata ancora né formalizzata né concordata, quindi la trattativa e la ‘due diligence’ sulle attività di CCL continueranno per un periodo abbastanza lungo.
Il fatto che la trattativa riguardi due società in buona salute che non potranno trarre che benefici dalla loro integrazione è testimoniato dal fatto che Ccl sta procedendo ad un piano di rinnovamento della flotta che ne incrementerà la capacità del 35%. Un paio di settimane fa i cantieri navali polacchi S.S. Nowa di Stettino hanno consegnato alla compagnia
La nuova costruzione, che ha una portata lorda di 37.180 tonnellate, è lunga 205metri,ha velocità di esercizio di 22 nodi di velocità e capacità nominale di 2.800 contenitori.
La nave batterà bandiera italiana e partirà nei prossimi giorni alla volta del Sud America al comando del capitano Vincenzo Scotto di Fasano. La nuova costruzione è la prima di quattro navi gemelle da 2.800teu (più altre due da 1.700 teu) che la società genovese commissionò ai cantieri polacchi tre anni fa, per un valore di circa 240milioni di dollari.
Dopo le nuove costruzioni giapponesi acquisite lo scorso anno con contratti di noleggio decennali, l’ingresso nella flotta Ccl delle portacontainer polacche rappresenta un evento significativo. Complessivamente, le navi ordinate da Ccl in Giappone ed in Polonia negli ultimi tre anni sono state dieci: quattro portacontainer da 1.600 teu consegnate fra il 2006 ed il 2007; quattro portacontainer da2.800 teu,di cui la Cala Pancaldo è la prima, in consegna fra 2007 e 2008; due portacontainer da 1.700 teu (con ben 400 prese per container frigo) per consegna a fine 2008.
In pochi anni la compagnia genovese, che ha sede alla Fiumara, ha scalato la graduatoria mondiale insediandosi fra le prime trenta del mondo, con una flotta che ha adesso raggiunto le 30 navi. Un buon affare per Hamburg Süd, se la trattativa avrà buon esito. In ogni caso, gli Orsero non intenderebbero uscire dallo shipping in quanto manterrebbero la proprietà di tutte le navi, Cala Pancaldo inclusa, così come del contratto di nuove costruzioni in corso in Polonia per altre cinque navi. Naturalmente anche il terminal di Vado rimarrà saldamente nelle mani della famiglia Orsero.
Articolo integrale tratto dall'edizione odierna de IL SECOLO XIX