Un po' di storia dei computer: conclusioni
Sì, avete letto bene, sono arrivato al 1980 e ho scritto: conclusioni.
Il fatto è che da questo punto in poi bisogna cominciare a parlare di client/server, telematica, informatica distribuita, multimedialità, realtà virtuale e soprattutto internet...
Anche se è un'arco di tempo di oltre 15 anni, per i miei scopi, rivolti a dare una dimensione storica dell'informatica&organizzazione aziendale, questa retrospettiva può fermarsi qui. La letteratura on-line è traboccante di manuale e siti, ed io non voglio limitarmi a parlare di macchine sempre più piccole, sempre più veloci e facili da usare.
C'è qualcos'altro che mi preme: l'evoluzione del rapporto uomo-macchina.
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mercoledì 13 dicembre 2006
Il personal computer
Un po' di storia dei computer: la quarta generazione (il personal computer)
A ritmo sempre più incalzante la tecnologia propone soluzioni avanzate.
Il microprocessore è un nuovo componente elettronico che racchiude in una superficie delle dimensioni di un bottone tutti i componenti costitutivi di un calcolatore.
La velocità di esecuzine è misurabile in centinaia di migliaia di istruzioni al secondo.
Il primo personal computer nasce nel 1974 (il suo nome è ALTAIR), ma comunemente si data l'inizio di questo periodo all'inizio degli anni 80'.
Il loro sviluppo è legato a due nomi: IBM che li produce e li lancia con successo sul mercato e, MS-DOS, il sistema operativo realizzato da Bill Gates alla guida della sua società, Microsoft.
I personal computer si diffondono in maniera capillare grazie al loro costo contenuto e alle prestazioni di anno in anno sempre più sofisticate. Semplicità d'uso della macchina e crescita delle capacità di calcolo diventano i paradigmi dei produttori.
Proprio quest'anno si sono festeggiati i 25 anni di uno dei più famosi personal computer.
Il 12 Agosto 1981 IBM presentava il proprio primo PC IBM 5150 «Si basava su un processore Intel 8088 con clock a 4,77 MHz, aveva a bordo 16K di Ram, due floppy disk, e una scheda video CGA. Il tutto pesava ben 14 chilogrammi». E costava 1565 dollari.
Due anni prima avevo finito l'università presentando una tesi su un microelaboratore basato sul microprocessore 8086.
Un'altro aneddoto personale. Nel 1987, l'azienda per cui lavoravo allora decise di investire su questa tecnologia. Si ordinarono 25 PC, l'ordine d'acquisto includeva due modelli, IBM XT286 (20MB di RAM) e IBM AT3 (30MB di RAM). Vogli dirvi il criterio "organizzativo" adottato per distribuire le macchine:
Il modello più potente fu distribuito ai capi, quello meno performante agli altri.
In pratica il PC era visto come uno status-symbol, senza alcun riscontro con l'effettivo utilizzo della potenza di calcolo.
Ma da allora la "logica" di molte aziende non è cambiata di molto!
A ritmo sempre più incalzante la tecnologia propone soluzioni avanzate.
Il microprocessore è un nuovo componente elettronico che racchiude in una superficie delle dimensioni di un bottone tutti i componenti costitutivi di un calcolatore.
La velocità di esecuzine è misurabile in centinaia di migliaia di istruzioni al secondo.
Il primo personal computer nasce nel 1974 (il suo nome è ALTAIR), ma comunemente si data l'inizio di questo periodo all'inizio degli anni 80'.
Il loro sviluppo è legato a due nomi: IBM che li produce e li lancia con successo sul mercato e, MS-DOS, il sistema operativo realizzato da Bill Gates alla guida della sua società, Microsoft.
I personal computer si diffondono in maniera capillare grazie al loro costo contenuto e alle prestazioni di anno in anno sempre più sofisticate. Semplicità d'uso della macchina e crescita delle capacità di calcolo diventano i paradigmi dei produttori.
Proprio quest'anno si sono festeggiati i 25 anni di uno dei più famosi personal computer.
Il 12 Agosto 1981 IBM presentava il proprio primo PC IBM 5150 «Si basava su un processore Intel 8088 con clock a 4,77 MHz, aveva a bordo 16K di Ram, due floppy disk, e una scheda video CGA. Il tutto pesava ben 14 chilogrammi». E costava 1565 dollari.
Due anni prima avevo finito l'università presentando una tesi su un microelaboratore basato sul microprocessore 8086.
Un'altro aneddoto personale. Nel 1987, l'azienda per cui lavoravo allora decise di investire su questa tecnologia. Si ordinarono 25 PC, l'ordine d'acquisto includeva due modelli, IBM XT286 (20MB di RAM) e IBM AT3 (30MB di RAM). Vogli dirvi il criterio "organizzativo" adottato per distribuire le macchine:
Il modello più potente fu distribuito ai capi, quello meno performante agli altri.
In pratica il PC era visto come uno status-symbol, senza alcun riscontro con l'effettivo utilizzo della potenza di calcolo.
Ma da allora la "logica" di molte aziende non è cambiata di molto!
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martedì 12 dicembre 2006
Calcolatori a circuiti integrati
Un po' di storia dei computer: la terza generazione (circuiti integrati)
Intorno agli anni 1964-65 la tecnologia raggiunge un'altro traguardo: i circuiti miniaturizzati che contengono più transistor in un unico componente.
I sistemi realizzati sono concepiti con tecniche modulari (si compongono a blocchi).
L'IBM immette nel mercato il Sistema S/360 e diventa leader incontrastato del mercato mondiale dell'informatica.
Per fare un confronto, uno stesso programma che negli anni 50' impiegava un'ora per fornire i risultati finali, ora impiega pochi minuti.
Abbandonate le telescriventi, i terminali cominciamo ad assomigliare a quelli che conosciamo: tastiera e schermo.
Nasce la multiprogrammazione. In precedenza due differenti problemi, per esempio, una statistica e il calcolo del cedolino paghe, potevano essere eseguiti solo in sequenza temporale, uno dopo l'altro.
Ora, sotto il controllo di uno speciale programma che governa l'intero sistema (il sistema operativo), più programmi potevano procedere apparentemente in parallelo, sfruttando i tempi di attesa fra un'operazione elementare e l'altra.
Non riesco ad esimermi da qualche ricordo personale.
Nel 1979 ho cominciato a lavorare con questa generazione di elaboratori, un General Electric GE130.
Lavoravo per un "centro servizi" diretto da un amico. Di giorno, mentre una batteria di ragazze imputavano i dati da elaborare su nastro magnetico, l'elaboratore (32K RAM), sfornava lentamente, rigorosamente una per volta, le stampe e gli elaborati commissionati dai clienti: statistiche, fatture, paghe.
Per me che facevo sviluppo, rimanevano pochi ritagli di tempo, tra una lavorazione e l'altra oppure, la notte...
Vorrei far capire le difficoltà che poteva incontrare un programmatore con un aneddoto.
Leggendo il manuale del Cobol, intravvidi la possibilità di migliorare le performance di un
programma utilizzando un file ad indici (non ridete, allora la norma era il file sequenziale).
Un voluminoso manuale del GE130 mi permise di impostare sui dischi rimovibili (padelle) l'allocazione del file ad indici.
Purtroppo a fine elaborazione il risultato fu sconsolante, il file aveva zero record!
Ero pur sempre un programmatore alle prime armi. Il mio programma fece il giro di parecchi esperti. Sembrava corretto ma non funzionava. Alla fine dovetti rinunciare.
Parecchi mesi dopo, durante una delle tante riparazioni hardware cui era soggetto quel bestione che occupava parecchie decine di metri quadrati, mi capitò di citare il fatto al tecnico, intento a smontare i meccanismi interni della stampante di sistema.
Ritirò su la schiena curva e pensieroso disse: "Mi sembra di ricordare...". Andò nello scaffale della documentazione e in un volume dedicato ai dischi, in una imprecisata pagina interna, mi fece vedere la nota in calce; pressappoco diceva così: "Se create un file a indici in questa unità non fatelo sulla traccia zero, non funzionerebbe" Alla faccia dell'indipendenza fra software e hardware!
Intorno agli anni 1964-65 la tecnologia raggiunge un'altro traguardo: i circuiti miniaturizzati che contengono più transistor in un unico componente.
I sistemi realizzati sono concepiti con tecniche modulari (si compongono a blocchi).
L'IBM immette nel mercato il Sistema S/360 e diventa leader incontrastato del mercato mondiale dell'informatica.

Per fare un confronto, uno stesso programma che negli anni 50' impiegava un'ora per fornire i risultati finali, ora impiega pochi minuti.
Abbandonate le telescriventi, i terminali cominciamo ad assomigliare a quelli che conosciamo: tastiera e schermo.
Nasce la multiprogrammazione. In precedenza due differenti problemi, per esempio, una statistica e il calcolo del cedolino paghe, potevano essere eseguiti solo in sequenza temporale, uno dopo l'altro.
Ora, sotto il controllo di uno speciale programma che governa l'intero sistema (il sistema operativo), più programmi potevano procedere apparentemente in parallelo, sfruttando i tempi di attesa fra un'operazione elementare e l'altra.
Non riesco ad esimermi da qualche ricordo personale.
Nel 1979 ho cominciato a lavorare con questa generazione di elaboratori, un General Electric GE130.
Lavoravo per un "centro servizi" diretto da un amico. Di giorno, mentre una batteria di ragazze imputavano i dati da elaborare su nastro magnetico, l'elaboratore (32K RAM), sfornava lentamente, rigorosamente una per volta, le stampe e gli elaborati commissionati dai clienti: statistiche, fatture, paghe.
Per me che facevo sviluppo, rimanevano pochi ritagli di tempo, tra una lavorazione e l'altra oppure, la notte...
Vorrei far capire le difficoltà che poteva incontrare un programmatore con un aneddoto.
Leggendo il manuale del Cobol, intravvidi la possibilità di migliorare le performance di un
programma utilizzando un file ad indici (non ridete, allora la norma era il file sequenziale).
Un voluminoso manuale del GE130 mi permise di impostare sui dischi rimovibili (padelle) l'allocazione del file ad indici.
Purtroppo a fine elaborazione il risultato fu sconsolante, il file aveva zero record!
Ero pur sempre un programmatore alle prime armi. Il mio programma fece il giro di parecchi esperti. Sembrava corretto ma non funzionava. Alla fine dovetti rinunciare.
Parecchi mesi dopo, durante una delle tante riparazioni hardware cui era soggetto quel bestione che occupava parecchie decine di metri quadrati, mi capitò di citare il fatto al tecnico, intento a smontare i meccanismi interni della stampante di sistema.
Ritirò su la schiena curva e pensieroso disse: "Mi sembra di ricordare...". Andò nello scaffale della documentazione e in un volume dedicato ai dischi, in una imprecisata pagina interna, mi fece vedere la nota in calce; pressappoco diceva così: "Se create un file a indici in questa unità non fatelo sulla traccia zero, non funzionerebbe" Alla faccia dell'indipendenza fra software e hardware!
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calcolatori a transistor
Un po' di storia dei computer: la seconda generazione (calcolatori a transistor)
A partire del 1960 il transistor sostituisce le valvole: è più piccolo, più veloce, scalda meno.
Sono gli anni caratterizzati dal boom economico. Il nuovo benessere contribuisce ad una grossa diffusione e ad un ampliamento delle applicazioni su computer.
Vengono introdotti nuovi elementi periferici all'elaboratore: le stampanti (con i caratteristici moduli continui), le unità terminali (in genere telescriventi che funzionano anche a distanza tramite linea telefonica).
I modelli avanzati iniziano a poter sovrapporre più di una operazione logica per volta: mentre si leggono le schede, in contemporanea si eseguono i calcoli o la stampa.
Si sente parlare per la prima volta di "tempo reale", intendendo la possibilità di ricevere velocemente risposte dall'elaboratore.
Si sviluppano nuove figure professionali: il programmatore e l'analista delle procedure. Il primo è uno specialista di linguaggio e di macchina, l'altro è invece colui che recepisce le necessità dell'utente e le trasforma in operazioni sequenziali che il programmatore a sua volta trasferirà alla macchina.
Da notare che l'avvio della corsa spaziale è stata possibile grazie al contributo insostituibile di questa generazione di macchine.
A partire del 1960 il transistor sostituisce le valvole: è più piccolo, più veloce, scalda meno.
Sono gli anni caratterizzati dal boom economico. Il nuovo benessere contribuisce ad una grossa diffusione e ad un ampliamento delle applicazioni su computer.
Vengono introdotti nuovi elementi periferici all'elaboratore: le stampanti (con i caratteristici moduli continui), le unità terminali (in genere telescriventi che funzionano anche a distanza tramite linea telefonica).
I modelli avanzati iniziano a poter sovrapporre più di una operazione logica per volta: mentre si leggono le schede, in contemporanea si eseguono i calcoli o la stampa.
Si sente parlare per la prima volta di "tempo reale", intendendo la possibilità di ricevere velocemente risposte dall'elaboratore.

Si sviluppano nuove figure professionali: il programmatore e l'analista delle procedure. Il primo è uno specialista di linguaggio e di macchina, l'altro è invece colui che recepisce le necessità dell'utente e le trasforma in operazioni sequenziali che il programmatore a sua volta trasferirà alla macchina.
Da notare che l'avvio della corsa spaziale è stata possibile grazie al contributo insostituibile di questa generazione di macchine.
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Calcolatori a valvole
Un po' di storia dei computer: la prima generazione (calcolatori a valvole)
Per introdurre i dati viene utilizzato un apposito il lettore di schede, ma le informazioni sono memorizzate su supporti magnetici, a forma di dischi o nastri.
L'elaborazione avviene tramite istruzioni memorizzate nei programmi che risiedono nell'unità centrale.
Le risposte (output) si raccolgono attraverso altre schede perforate.
E' la nascita dei cosìdetti linguaggi di programmazione. Regole "grammaticali" differenti per comunicare le istruzioni da eseguire.
Fra tutti i linguaggi spicca il FORTRAN sviluppato in casa IBM.
In Italia? Il primo calcolatore di questo tipo viene installato al Politecnico di Milano.
Per introdurre i dati viene utilizzato un apposito il lettore di schede, ma le informazioni sono memorizzate su supporti magnetici, a forma di dischi o nastri.
L'elaborazione avviene tramite istruzioni memorizzate nei programmi che risiedono nell'unità centrale.
Le risposte (output) si raccolgono attraverso altre schede perforate.
E' la nascita dei cosìdetti linguaggi di programmazione. Regole "grammaticali" differenti per comunicare le istruzioni da eseguire.
Fra tutti i linguaggi spicca il FORTRAN sviluppato in casa IBM.
In Italia? Il primo calcolatore di questo tipo viene installato al Politecnico di Milano.
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lunedì 11 dicembre 2006
Calcolatori elettronici
Un po' di storia dei computer: calcolatori elettronici
Dal 1943 in avanti si può parlare di calcolatori elettronici. ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer) fu realizzato per l'esercito americano con lo scopo di calcolare le traiettorie balistiche, ma il suo uso si estese subito anche a scopi scientifici.
La grossa novità è che la rappresentazione di numeri ed informazioni non coinvolge più la tecnologia meccanica.
Questa rivoluzione è dovuta all'introduzione di nuovi dispositivi chiamati valvole elettroniche (mi sento vecchio: erano argomento di studio nei miei corsi alle medie superiori, a cavallo degli anni 60-70!!).
Grazie a questa innovazione si ottenne un aumento della velocità di calcolo arrivando a 300 moltiplicazioni al secondo, contro una al secondo dei calcolatori elettromeccanici.
Sembra e fu un grande passo in avanti, ma:
- Peccato che ENIAC occupasse 180 Metri quadrati!
- Poteva risolvere un problema per volta!
- Per predisporlo ad un uso diverso rispetto al precedente, occorreva modificare manualmente la posizione dei fili elettrici!
Poco dopo, nel 1945 prende corpo il progetto di EDVAC, la cosìdetta macchina di Von Neumann.
Viene considerata il vero prototipo dei calcolatori moderni.
Infatti si basa sul concetto di programma memorizzato.
Vuol dire che registrava non solo i dati da elaborare ma anche le istruzioni per il proprio funzionamento, istruzioni espresse in formato numerico.
Nel 1952 il progetto EDVAC viene completato e in contemporanea arrivano altri sistemi simili.
Il calcolatore esce dall'ambito scientifico e soppianta le macchine elettromeccaniche che intanto avevano preso spazio nelle industrie
Dal 1943 in avanti si può parlare di calcolatori elettronici. ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer) fu realizzato per l'esercito americano con lo scopo di calcolare le traiettorie balistiche, ma il suo uso si estese subito anche a scopi scientifici.La grossa novità è che la rappresentazione di numeri ed informazioni non coinvolge più la tecnologia meccanica.
Questa rivoluzione è dovuta all'introduzione di nuovi dispositivi chiamati valvole elettroniche (mi sento vecchio: erano argomento di studio nei miei corsi alle medie superiori, a cavallo degli anni 60-70!!).
Grazie a questa innovazione si ottenne un aumento della velocità di calcolo arrivando a 300 moltiplicazioni al secondo, contro una al secondo dei calcolatori elettromeccanici.
Sembra e fu un grande passo in avanti, ma:
- Peccato che ENIAC occupasse 180 Metri quadrati!
- Poteva risolvere un problema per volta!
- Per predisporlo ad un uso diverso rispetto al precedente, occorreva modificare manualmente la posizione dei fili elettrici!
Poco dopo, nel 1945 prende corpo il progetto di EDVAC, la cosìdetta macchina di Von Neumann.Viene considerata il vero prototipo dei calcolatori moderni.
Infatti si basa sul concetto di programma memorizzato.
Vuol dire che registrava non solo i dati da elaborare ma anche le istruzioni per il proprio funzionamento, istruzioni espresse in formato numerico.
Nel 1952 il progetto EDVAC viene completato e in contemporanea arrivano altri sistemi simili.
Il calcolatore esce dall'ambito scientifico e soppianta le macchine elettromeccaniche che intanto avevano preso spazio nelle industrie
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domenica 10 dicembre 2006
Calcolatori elettromeccanici
Un po' di storia dei computer: calcolatori elettromeccanici
Il passo successivo è quelli dei calcolatori elettomeccanici (i precedenti erano completamente meccanici).
Possiamo situarci fra gli anni 1940 e 1950.
C'è di mezzo una guerra mondiale e gli sforzi di sviluppo sono enormi.
Si possono definire queste macchine come dei calcolatori aritmetici.
I "dati" sono ancora contenuti in schede perforate ma compaiono anche le" istruzioni", anch'esse fissate su scheda perforata.
Si fa largo l'dea del computer come lo conosciamo noi.
La novità sta nel fatto che è l'insieme costituito da istruzioni e dati che permette di ottenere i risultati richiesti, senza alcun intervento di calcolo dell'uomo.
(tabulatrice numerica IBM 1928)
Il passo successivo è quelli dei calcolatori elettomeccanici (i precedenti erano completamente meccanici).
Possiamo situarci fra gli anni 1940 e 1950.
C'è di mezzo una guerra mondiale e gli sforzi di sviluppo sono enormi.
Si possono definire queste macchine come dei calcolatori aritmetici.
I "dati" sono ancora contenuti in schede perforate ma compaiono anche le" istruzioni", anch'esse fissate su scheda perforata.
Si fa largo l'dea del computer come lo conosciamo noi.
La novità sta nel fatto che è l'insieme costituito da istruzioni e dati che permette di ottenere i risultati richiesti, senza alcun intervento di calcolo dell'uomo.

(tabulatrice numerica IBM 1928)
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sabato 9 dicembre 2006
Macchine a schede perforate
Un po' di storia dei computer: Macchine a schede perforate.
L'inizio di questa storia risale al 1880.
E' quella l'epoca delle macchine a schede perforate (macchina di Hollerith).
Furono introdotte, negli Stati Uniti, per semplificare i conteggi del censimento americano [visti i risultati dei conteggi alle ultime presidenziali, ci si potrebbe chiede se abbiano fatto reali passi avanti].
Permettevano, infatti, di effettuare classificazioni, suddivisioni, confronti, ricerche e semplici operazioni.
Per quest' ultimo motivo le grosse compagnie come enti statali, ferrovie, assicurazioni e telefoniche, dimostrarono interesse al loro utilizzo.
I "dati" erano rappresentati da schede perforate.
Curiosità: le dimensioni della scheda corrispondevano a quelle di una banconota da un dollaro.
In Italia le prime installazioni furono realizzate nel 1917 in Pirelli e INA.
L'inizio di questa storia risale al 1880.E' quella l'epoca delle macchine a schede perforate (macchina di Hollerith).
Furono introdotte, negli Stati Uniti, per semplificare i conteggi del censimento americano [visti i risultati dei conteggi alle ultime presidenziali, ci si potrebbe chiede se abbiano fatto reali passi avanti].
Permettevano, infatti, di effettuare classificazioni, suddivisioni, confronti, ricerche e semplici operazioni.
Per quest' ultimo motivo le grosse compagnie come enti statali, ferrovie, assicurazioni e telefoniche, dimostrarono interesse al loro utilizzo.
I "dati" erano rappresentati da schede perforate.
Curiosità: le dimensioni della scheda corrispondevano a quelle di una banconota da un dollaro.
In Italia le prime installazioni furono realizzate nel 1917 in Pirelli e INA.
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venerdì 8 dicembre 2006
Un po' di storia dei computer
Vorrei dedicare qualche intervento alla storia dei computer.
Le nuove generazioni di programmatori diventano esperti "web designer" in pochi mesi, ma quanto a cultura informatica...
Prometto che ci sarà poco spazio per argomenti troppo specialistici, ma nello stesso tempo anche un esperto utilizzatore di strumenti informatici potrà cogliere l'occasione offerta da queste riflessioni per alzare lo sguardo oltre lo schermo cromatico del suo personal computer, soddisfare qualche curiosità e fissare le tappe fondamentali di questa scienza.
(Le informazioni storiche sono tratte da "Tre secoli di elaborazione dei dati" a cura di R.DePrà - Grafiche Alma - IBM").
Le nuove generazioni di programmatori diventano esperti "web designer" in pochi mesi, ma quanto a cultura informatica...
Prometto che ci sarà poco spazio per argomenti troppo specialistici, ma nello stesso tempo anche un esperto utilizzatore di strumenti informatici potrà cogliere l'occasione offerta da queste riflessioni per alzare lo sguardo oltre lo schermo cromatico del suo personal computer, soddisfare qualche curiosità e fissare le tappe fondamentali di questa scienza.
(Le informazioni storiche sono tratte da "Tre secoli di elaborazione dei dati" a cura di R.DePrà - Grafiche Alma - IBM").
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